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Thursday, May 28, 2009

Ma com'era poi andato a finire il Lil' Game Chef?

Questo post è rimasto in sospeso per circa 1000 anni, ma in fondo anche questo è tipico di me...

I lettori di questo blog potrebbero ricordare che Aeonaut, da me scritto per il Little Game Chef 2009 di Walmsley, Morningstar & Tuovinen, fu automaticamente squalificato perché inviato (circa un minuto) oltre la deadline. La mia reazione a questo fu nell'ordine del "comunque l'unica ricompensa possibile è la notorietà, giusto? perciò la otterrò ugualmente!", ovvero tentare in ogni modo di far parlare del mio elaborato nonostante - o proprio grazie a - la sua squalifica d'ufficio.
In questo, Eero Tuovinen mi è cortesemente venuto incontro, facendomi il favore di leggere il testo e commentarlo ugualmente (qui un divertente e interessante scambio tra me e lui a riguardo): commenti contemporaneamente molto positivi e molto negativi, tali da offrire lo spunto per un'ulteriore discussione, che prima o poi certamente inizierò.
Anche sul forum temporaneo dedicato alla critica alla pari per il Lil' Game Chef (forum che purtroppo sembra essere già andato offline) ho ottenuto una pletora di interessanti recensioni - perloppiù disgustate, ma questa sincerità la apprezzo! - per alcune delle quali, fra l'altro, debbo ancora sdebitarmi. E lo farò, sia pure con i tempi geologici che mi sono propri.


Ma se riesumo ora la questione è perché nel frattempo Aeonaut sembra aver suscitato l'interesse di alcuni amici italiani, a cominciare dal caro Andrea Castellani (con un'interessante circolarità karmica, in ragione del fatto che proprio dal suo lavoro ho tratto una definizione operativa di immedesimazione/immersion che per Aeonaut è stata fondamentale). Neanche i debiti di questa mia creazione nei confronti di Pathos sono passati insosservati, a quanto pare...
Mi son giunte quindi alcune esortazioni a tradurre Aeonaut in lingua italiana, di cui sono in verità lusingato, ma le disattenderò, almeno per il momento. Non vorrei, infatti, limitarmi a una traduzione: ci sono elementi del gioco (frettolosamente messo insieme nel corso d'una settimana) che, alla luce delle recensioni, vorrei cambiare, e la prossima "edizione" dovrà includere tali cambiamenti, anche se sarà redatta in italiano e non in inglese.
Questo vuol anche dire che, se qualcuno dei miei amici italiani (fra i quali annovero tutti i lettori di questo blog, ivi inclusi coloro che non ho mai incontrato) desiderasse provare il gioco nella sua attuale incarnazione, come presentato al contest, lo esorto a farlo presto, e utilizzando come "manuale" quello in inglese. È cosa che non dovrebbe presentarvi alcuna particolare difficoltà, secondo me, trattandosi di un puro e semplice testo di istruzioni, e non di una raccolta di contenuti, fatta salva una singola pagina d'ambientazione il cui vocabolario specifico è comunque per almeno metà in latino, né vi sono inclusi "hand-out" per i giocatori. Se qualcuno, anzi, dovesse tentare un tale playtesting, lo prego di parlarmene, prima e dopo! Potrei addirittura, con un po' di fortuna, aver modo di partecipare. Sarebbe senza dubbio il primo collaudo di Aeonaut, e i suoi esiti influirebbero enormemente sulla riedizione in italiano che farò.

Sunday, April 12, 2009

In memoria dei nostri morti

Gli ultimi anni del 20° secolo, gli ultimi e più spettacolari anni della mia adolescenza, li trascorsi partecipando alla prima grande "stagione" di Pathos, un esperimento di gioco su scala molto grande, credo unico nel panorama del gioco di ruolo italiano.
Del funzionamento del gioco (all'epoca ne firmai perfino una parte del regolamento) oggi cambierei moltissime cose, con la facilità con cui dopo molti anni d'ulteriore esperienza si possono riconoscere le ingenuità tecniche del passato. Ma, soprattutto, in quel gioco conobbi moltissime persone: un gran numero di incontri che hanno segnato indelebilmente la mia vita.
Per la seconda volta, una delle persone che incontrai in quelle nostre strane avventure se n'è andata. Due anni fa toccò a Stefano, un amico con cui rimpiango di non aver trascorso molto tempo. Oggi invece ci ha lasciati Laura, che conoscevo molto poco, eppure che consideravo appieno un'amica grazie al grande e strano gioco che ha fatto intersecare le nostre vicende.
A entrambi rinnovo questa che è insieme promessa e preghiera:

In questo universo tanto vasto
sebbene non saremo gli stessi
sempre ci rincontreremo.


Tutti noi ci muoviamo e intrecciamo i nostri giochi amati nella vita reale, e come ciascuno nella vita reale dobbiamo ogni giorno fare i conti con l'esistenza della morte. Questo nuovo lutto capita proprio quando ancora una volta stavo tormentandomi per il mio rapporto con il tempo, dilaniato tra l'entusiasmo per intraprendere nuovi progetti e una cronica pigrizia. E viene a ricordarmi che ogni giorno trascorso semplicemente vivendo, senza imbattermi nel volto della morte, è un dono della sorte che non va sprecato. Oggi ho vissuto una giornata piena di cui non sono pentito: il mio dovere verso me stesso e la vita è di fare altrettanto domani, e il giorno dopo ancora. Occorre iniziare nuovi progetti, proseguire i vecchi e, poiché la continuazione della vita non è garantita, cogliere ogni occasione d'esprimere amore.

Pochi giorni fa è morto anche Dave Arneson. A differenza di Laura, lui è morto anziano. Ma dopo la morte avvenuta l'anno scorso di Gary Gygax, la scomparsa di Arneson significa che il gioco di ruolo è proprio malgrado diventato grande: a 35 o 40 anni d'età si trova a essere sopravvissuto ai propri genitori.
Un appello a tutti coloro che amano il gioco di ruolo: facciamo sì che l'era in cui viviamo, l'era della sua sofferta maturità, sia un'età di grandi meraviglie - di cui i nostri cari estinti possano andare fieri.



Edit: Michele Gianni ha fatto circolare questo bel ritratto fotografico di Laura. A quanti l'hanno conosciuta e a quanti non l'hanno conosciuta: ricordatela così.